Flavio e Lorenzo

Dal romanzo – Leyla

Un estratto dal settimo capitolo

di Raffaele Nocera

Operatore IEDD – Consulente tecnico e Perito Esplosivista – Scrittore di thriller e autore di narrativa investigativa

Il filo che lega Flavio e Lorenzo è intriso di un silenzio metallico, lo stesso che precede la detonazione. È un legame forgiato nel tritolo e spezzato da un errore che, in quel mestiere, diventa destino. Nella squadra IEDD, Flavio era la mente, il primo operatore; Lorenzo era la sua ombra necessaria. La loro ultima missione insieme sembrava pulita, recuperare una famiglia italiana in una terra di nessuno. Ma era un’esca. Mentre Flavio metteva in sicurezza l’area, Lorenzo notò un’anomalia in una porta. Fu un istante.

Non era un ordigno convenzionale, ma una trappola a pressione studiata per mutilare e terrorizzare.

Il boato squarciò il silenzio.

Flavio, scaraventato a terra, vide solo una nuvola di polvere rossa. Quando il fumo si diradò, Lorenzo era a terra. La sua gamba destra non c’era più. Per Flavio, quella non fu solo una ferita del collega, fu il crollo del suo sistema immunitario. Non era riuscito a proteggere l’unica persona di cui era responsabile.

La “battuta d’arresto” di cui parlano i documenti ufficiali fu in realtà una paralisi dell’anima – Flavio smise di fidarsi del proprio istinto. Da quel giorno, ogni filo rosso ha il volto di Lorenzo.

Oggi Lorenzo vive in un piccolo borgo del Cilento. Santa Maria di Castellabate non è solo una cartolina turistica, ma un luogo di guarigione e contrasto – la durezza millenaria della pietra dei vicoli, che amplifica il suono della sua protesi, trova pace nel respiro costante del mar Tirreno. Il borgo diventa quindi un “guscio” protettivo dove la bellezza del paesaggio cilentano serve a Lorenzo per anestetizzare i traumi del passato e ritrovare un ritmo vitale più umano.

Si muove tra i vicoli con una protesi che batte un ritmo regolare sulla pietra, un ticchettio che gli ricorda quello di un orologio pronto a scattare. Ha scelto il mare perché il rumore delle onde copre i fischi che ancora sente nelle orecchie. I pescatori lo rispettano, ma nessuno osa chiedergli di quella cicatrice.

Non chiamatelo reduce, perché Lorenzo è più operativo che mai! Nel silenzio del suo rifugio, circondato da manuali tecnici e circuiti all’avanguardia, batte il cuore pulsante di ogni missione. Lorenzo è l’ombra protettrice, il saggio che non ha mai smesso di studiare le insidie del nemico.

Nelle operazioni IEDD, la regola d’oro è sacra: il Primo e il Secondo operatore diventano un’unica anima.

E per la squadra San Gennaro 01, quell’anima è divisa tra il campo e il comando remoto.

Quando la tensione sale e il ticchettio di un ordigno si fa assordante, scatta la magia: Flavio indossa visori tattici con telecamera ad altissima risoluzione integrata. Ogni filo, ogni saldatura, ogni minimo tremolio viene trasmesso in tempo reale. Dall’altra parte del monitor, Lorenzo riceve il segnale. È come se fosse lì, accovacciato accanto a Flavio nella polvere. La sua voce arriva ferma e sicura nelle cuffie del compagno: «Vedo quello che vedi tu, Flavio. Siamo insieme. Procediamo.»

È un miracolo della tecnica e della fratellanza: Lorenzo guida le mani di Flavio attraverso il labirinto di esplosivi, anticipando le trappole dei nuovi inneschi jihadisti che solo lui, con la sua esperienza enciclopedica, sa decifrare.

“Lorenzo è il radar, Flavio è il bisturi. Insieme, sono l’incubo di ogni attentatore.”

Mentre il mondo pensa che Lorenzo sia a riposo, lui sta in realtà aggiornando la mappa del terrore, consapevole che nessuna bomba è davvero disinnescata finché non si trova la mano che l’ha costruita. E con gli occhi di Flavio e il cervello di Lorenzo, quella mano non ha scampo. Flavio, nella stanza di via Foria, si siede nell’angolo più buio e accende un tablet che non si connette a reti pubbliche.