Estratto dal primo capitolo del romanzo Leyla
di Raffaele Nocera
Operatore IEDD – Consulente tecnico e Perito Esplosivista – Scrittore di thriller e autore di narrativa investigativa
Ministero dell’Interno Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo. Il silenzio nella stanza è rotto solo dal ronzio dei server e dal respiro pesante dei presenti. Il fumo di un caffè ormai freddo sale pigro, mentre le luci soffuse proiettano ombre lunghe sulle pareti blindate.
Il Senatore Vardi – Analista Geopolitico – colpisce lo schermo con la punta del laser; il punto rosso danza frenetico sulle coste del Nord Africa. Si schiarisce la voce e scandisce – «Signori, dimenticate i numeri della televisione. Quei duemila arrivi di inizio anno sono solo un’illusione ottica. La verità è che il Mediterraneo ci sta sussurrando una metamorfosi pericolosa – non c’è nessuna tregua. La pressione ha cambiato pelle, muovendosi come una corrente sottomarina che batte nel cuore del Sahel, tra Mali, Burkina Faso e Niger. Lì l’avanzata jihadista ha creato un vuoto di potere totale e, per quelle persone, l’Europa non è più un sogno, ma l’unica alternativa a un arruolamento forzato o a una pallottola in testa».
Dottore Martini – Esperto Intelligence. Si toglie gli occhiali, massaggiandosi le tempie con un gesto stanco.
«È un paradosso crudele, colleghi. Più pattugliamo con i soldi versati a Tripoli e Tunisi, più le rotte si allungano. I trafficanti ora scelgono rotte meno sorvegliate, ma letali – più mare significa più giorni alla deriva su scafi inadatti.
La sorveglianza non ferma le partenze, sposta solo il labirinto dove soccorrere è impossibile. Il costo umano è terribile – chi resta impigliato sul fondo non diventerà mai un numero nelle statistiche».
Dottore Silvestri – Direttore Tecnico -Interviene con una voce roca, che sembra graffiare il silenzio della sala. «E guardate la frammentazione dei mezzi. In Libia usano ancora i bateaux poubelle, gommoni spazzatura pronti a sventrarsi; ma in Tunisia è nata l’industria dei barchini in ferro, scafi saldati alla meno peggio che si capovolgono appena il mare si agita. E poi c’è la rotta d’élite – siriani e afghani su barche a vela di lusso, con scafisti dell’Est che sbarcano in Calabria mescolandosi ai turisti. Tutto è oliato da TikTok – video con musica ritmata che vendono speranze fittizie a gente che vende tutto per morire in mare».
Martini riprende la parola, abbassando il tono come se temesse di essere ascoltato oltre quelle mura. «Il problema vero è l’invisibile che si muove
tra la massa. L’anonimato è il loro mantello perfetto. Per decenni siamo stati la “Svizzera del terrore” – un’area logistica sicura dove i radicalizzati non colpivano per non “sporcare”, dove mangiavano per non perdere i documenti falsi e i facilitatori esperti che solo noi abbiamo. L’Italia era intoccabile perché serviva come retrobottega per colpire il resto d’Europa».
Vardi si raddrizza la schiena, con l’orgoglio di chi ha passato una vita in prima linea.
«La nostra forza è sempre stata l’uomo sul campo, forgiato dagli anni di piombo e dalla mafia. Noi sentiamo l’odore dei contanti nuovi in mano a un disoccupato, cosa che un algoritmo o un satellite non capiranno mai. Abbiamo usato l’espulsione amministrativa come un bisturi – via immediatamente per motivi di sicurezza nazionale, senza aspettare i processi. Ma oggi quell’equilibrio sta crollando. I lupi solitari della rete stanno lasciando il posto a qualcosa di professionale e strutturato».
Silvestri si sporge in avanti; le luci del monitor riflettono un bagliore sinistro nei suoi occhi. «Parliamo della priorità zero. Parliamo dei “Figli del Khamsin”, un nome che non troverete mai nei titoli dei TG. Un fantasma operativo che non rivendica e non cerca gloria sui social. Sono l’ossessione di CIA, Mossad e AISE; sono l’evoluzione del terrore che toglie il sonno agli analisti esperti, perché non sono fanatici improvvisati, ma professionisti della logistica della violenza».
La voce di Vardi trema leggermente per la gravità di ciò che sta per rivelare. «La novità che ci sta terrorizzando è il patto di sangue con i clan malavitosi locali…..





