Il legame tra un conduttore e il suo cane da ricerca per esplosivi è un’opera d’arte costruita su un equilibrio sottilissimo.”. È un paradosso straordinario: un lavoro di precisione, dove il minimo errore può costare la vita, si fonda interamente sulla purezza e sulla gioia del gioco. Quando ero giovane, anzi giovanissimo, ho mosso i miei primi passi nella Polizia di Stato, dando inizio a una carriera di oltre quarant’anni trascorsi interamente nei Reparti Speciali del Ministero dell’Interno. Tutto è cominciato con l’amore verso i cani e l’ingresso nella specialità cinofili antisabotaggio, per poi completarsi con la qualifica di Artificiere Antisabotaggio IEDD.

Gli anni spesi in queste unità non sono stati semplicemente una carriera; sono un’esistenza scandita dal respiro sincrono di due specie diverse che diventano un unico organismo operativo. Un viaggio lungo, un amore viscerale per il servizio, consumato sull’asfalto delle città e tra le correnti d’aria dei grandi aeroporti.
Ciascun territorio ha richiesto una quota di silenziosa dedizione. Ci sono stati gli anni trascorsi a Bologna, con la sua nebbia invernale e i nodi ferroviari cruciali, dove l’attenzione doveva essere totale, per una vigilanza costante e discreta. Poi i tre anni all’aeroporto di Fiumicino, un immenso crocevia di destini dove il tempo corre veloce e i bagagli abbandonati o i transiti sensibili richiedono una prontezza assoluta.

E infine il lungo periodo a Napoli, una città densa e viscerale, unito al perenne movimento dell’aeroporto di Capodichino: anni di interventi continui e di perquisizioni estese a tutti i quartieri della città, da Secondigliano a Scampia, fino all’intera provincia. Scenari complessi e obiettivi sensibili dove la pressione si tagliava con il coltello, ma veniva sempre stemperata dalla fiducia cieca nel compagno a quattro zampe. Il cuore di questo lavoro è l’addestramento, che crea un’intesa perfetta tra uomo e cane: una lingua fatta di sguardi, gesti e toni di voce che non si impara sui libri. Questo legame si è evoluto nel tempo, cambiando in base alle caratteristiche delle due razze con cui ho lavorato.

All’inizio c’è stato il Pastore Tedesco, il primo vero cane poliziotto. Un animale fiero, guidato da un forte istinto di possessività. Per lui la ricerca non era un dovere, ma il modo per ottenere il suo premio: un manicotto di tela robusta. Per non fargli capire che il gioco era nascosto nella divisa, il conduttore doveva essere abile come un prestigiatore. Quando il cane sentiva la molecola di esplosivo, scattava la segnalazione passiva: si congelava e si sedeva immobile, puntando il muso come una freccia senza toccare nulla, per evitare inneschi pericolosi. A quel punto, il gioco non usciva dalle mani del conduttore, ma “arrivava dal cielo” con un lancio fulmineo. Per il cane era una magia: la prova che quell’odore faceva piovere il premio dall’alto. La tensione accumulata si scioglieva nel “tira e molla”, un corpo a corpo festoso che univa ancora di più la coppia.

In seguito, l’attività operativa ha visto l’introduzione del Labrador, che ha cambiato il sistema di lavoro grazie a un olfatto eccezionale e a una grande docilità. Con lui si è passati alla gestione della risorsa alimentare: il cane non mangiava la classica ciotola a fine giornata, ma si nutriva quasi solo lavorando. Il cibo era il premio diretto della ricerca. Quando il Labrador entrava in azione, si concentrava al massimo perché sapeva che dal suo naso dipendeva il pasto. Individuata la traccia chimica di sostanze come TNT o C4, il cane effettuava la segnalazione, bloccandosi sul posto per non attivare l’ordigno esplosivo, in attesa della conferma del conduttore. Questa forte motivazione gli permetteva di lavorare isolandosi da ogni distrazione, come la folla o i rumori dei terminal.

Mentre noi operatori lavoravamo con la massima lucidità, consapevoli di avere in mano la vita delle persone tra il caos degli aeroporti e delle strade metropolitane, per il cane quella ricerca era solo un gioco. Un gioco serio e preciso che, ogni giorno, salvava delle vite umane.

