Il rispetto viene prima del giudizio

Ci sono momenti in cui il silenzio vale più di mille parole. Momenti in cui la fretta di commentare, schierarsi o trovare un colpevole dovrebbe lasciare spazio al rispetto e alla responsabilità.

La tragedia avvenuta a Bologna nelle scorse ore è uno di questi momenti.

Quando è in corso un’indagine, quando le autorità stanno ricostruendo con precisione ciò che è accaduto, nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a emettere sentenze basandosi su pochi secondi di un video pubblicato sui social network. Un filmato, per quanto impressionante, rappresenta solo una porzione della realtà. Non racconta ciò che è successo prima, non spiega il contesto, non sostituisce il lavoro degli investigatori e della magistratura.

Viviamo in un’epoca in cui il processo mediatico sembra iniziare prima ancora di quello giudiziario. Bastano poche immagini, qualche commento e una narrazione costruita in fretta perché sui social si individuino colpevoli, vittime e responsabili, senza attendere l’esito degli accertamenti.

Questo non è giustizia. È il rischio concreto di trasformare una tragedia in uno strumento di propaganda.

La politica, purtroppo, troppo spesso alimenta questa dinamica. Anziché contribuire a rasserenare il dibattito pubblico, invitare alla prudenza e attendere che i fatti vengano accertati, assistiamo alla corsa per attribuire responsabilità e rafforzare la propria narrazione. Accade da una parte e dall’altra dello schieramento politico. E ogni volta il risultato è lo stesso: una società ancora più divisa, più arrabbiata e meno capace di ascoltare.

La politica dovrebbe unire nei momenti più difficili, non esasperare le contrapposizioni. Dovrebbe favorire il confronto e la ricerca di soluzioni, non trasformare ogni tragedia in un’occasione per raccogliere consenso.

Prima di tutto, però, viene il rispetto.

Rispetto per una vita umana che non c’è più, indipendentemente dalla sua storia personale, dalla sua provenienza o dalle opinioni che ciascuno può avere.

Rispetto per i familiari, che stanno vivendo un dolore immenso.

Rispetto anche per gli operatori delle forze dell’ordine che, ogni giorno, svolgono un lavoro complesso e delicato e che, come chiunque altro, meritano che eventuali responsabilità vengano accertate attraverso gli strumenti previsti dalla legge, senza essere condannati o assolti sulla base di un video o di un hashtag.

In uno Stato di diritto esistono regole precise. Esistono indagini, perizie, testimonianze e un percorso che serve proprio a stabilire i fatti. Rinunciare a questo principio significa sostituire la giustizia con l’emotività e il diritto con il tribunale dei social.

Abbassare i toni non significa rinunciare alla verità. Significa darle il tempo necessario per emergere.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di recuperare empatia, senso della misura e senso di comunità. Perché quando una tragedia viene trasformata in una battaglia ideologica prima ancora che siano accertati i fatti, perdiamo tutti. Perde la vittima, perdono le istituzioni, perde il dibattito pubblico e perde la fiducia nello Stato di diritto.

Il rispetto non è debolezza. È il primo dovere di una società civile.

di Raffaele Nocera