di Raffaele Nocera
Quattro profiler che l’Italia intera aveva imparato a conoscere attraverso gli schermi televisivi, ospiti fissi dei talk show di prima serata, sempre pronti a sezionare il mostro di turno con la freddezza di un chirurgo estetico e la vanità di un attore da premio Oscar. Erano attillati nei loro abiti sartoriali, profumavano di colonie costose che cozzavano violentemente con l’odore delle stanze della Procura, ed esibivano quella postura indisponente tipica di chi crede di possedere la verità scientifica del mondo.
A capo della spedizione romana c’era il professor Valerio Mastrangelo, ordinario di Criminologia Clinica alla Sapienza. Cinquant’anni portati con studiata tracotanza, occhiali con montatura in tartaruga e un dolcevita nero sotto la giacca di tweed che faceva molto “intellettuale del crimine”.
Accanto a lui, sempre da Roma, la dottoressa Livia Serra, psicologa forense ed esperta di vittimologia per il Ministero dell’Interno. Era una donna dall’eleganza affilata, i capelli biondi raccolti in uno chignon così stretto da tirarle la pelle degli zigomi, famosa per i suoi bestseller sui “predatori urbani” e per lo sguardo perennemente annoiato di chi ha già capito tutto prima ancora che l’interlocutore apra bocca.
La fazione milanese era rappresentata da due figure altrettanto mediatiche. Il dottor Giulio Riva, neuropsichiatra ed esperto di devianze seriali, un uomo sulla quarantina con la barba perfettamente curata, l’orologio d’oro ben in vista e l’accento tagliente della Milano bene. Con lui, il più giovane del gruppo, il dottor Matteo Croce, analista comportamentale e “mago dei dati”, un trentacinquenne con un tablet costantemente acceso tra le mani, lo sguardo fisso sugli algoritmi predittivi e l’aria di chi considera gli esseri umani semplici sequenze di numeri.
«La situazione è geometricamente elementare, dottoressa Esposito», esordì il professor Mastrangelo, appoggiando i palmi sul tavolo e ignorando deliberatamente il questore e Conticchio. La sua voce era profonda, impostata, la stessa che usava per ipnotizzare il pubblico nei programmi di approfondimento del giovedì sera. «Siamo di fronte a un Mission-Oriented Killer. Un soggetto affetto da un delirio morale di purificazione.

