di Raffaele Nocera
Operatore IEDD – Consulente tecnico e Perito Esplosivista – Scrittore e autore di narrativa investigativa
Oggi è morta Emma Bonino. E ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano una poltrona vuota. Lei lascia un campo di battaglia.
Un campo sul quale ha combattuto per più di cinquant’anni, senza divisa, senza mostrine e senza bisogno di gridare “attenti!”. Le sue armi erano la parola, la disobbedienza civile, il digiuno, la coerenza e, soprattutto, una straordinaria capacità di schierarsi dalla parte di chi aveva meno voce.
Per questo, oggi, permettetemi una piccola provocazione… il vero generale era lei.
Non me ne voglia Roberto Vannacci, generale autentico per grado e carriera. Ma esistono battaglie che non si combattono nelle caserme e guerre che non prevedono né carri armati né paracadutisti. Sono quelle per la libertà, per la dignità e per i diritti. E su quel terreno Emma Bonino è stata una comandante difficile da eguagliare.
Vannacci scrive nel programma del suo partito che «l’aborto non è un diritto». Non propone formalmente di cancellare la legge 194, ma vuole spostarne il baricentro, restringerne l’applicazione e riportare indietro le lancette dell’orologio.
Emma Bonino, invece, quelle lancette contribuì a farle andare avanti.
Lo fece quando parlare pubblicamente di aborto significava esporsi al giudizio, alla condanna morale e perfino alle conseguenze penali. Mise il proprio corpo, il proprio nome e la propria libertà dentro quella battaglia. Non la osservò da una scrivania e non la raccontò con uno slogan: la visse.
Ed è qui che si misura la differenza tra chi indossa una divisa e chi diventa davvero un generale.
Il generale ordina agli altri di avanzare. Emma Bonino avanzava per prima.
Non ha combattuto soltanto per l’interruzione volontaria della gravidanza. Ha combattuto perché ogni donna potesse decidere della propria vita senza essere costretta alla clandestinità, alla paura o all’umiliazione. Si è battuta contro la pena di morte, contro la fame nel mondo, contro le mutilazioni genitali femminili, per i diritti delle minoranze, dei migranti e delle persone dimenticate.
Non era necessario condividere tutte le sue idee per riconoscerne il coraggio. Emma Bonino non chiedeva obbedienza…chiedeva di pensare. Non pretendeva di avere sempre ragione…pretendeva che nessuno fosse privato del diritto di parlare, scegliere e vivere liberamente.
È questa la sua eredità più importante.
I diritti non sono decorazioni da appuntare sulla giacca durante le cerimonie. Non sono medaglie conquistate una volta per sempre. Sono presìdi fragili, da sorvegliare ogni giorno. Basta distrarsi, considerarli acquisiti o pensare che riguardino soltanto gli altri, e qualcuno proverà a portarceli via.
Emma Bonino lo aveva compreso molto prima di tanti di noi.
Oggi che un generale torna a spiegare alle donne che cosa debba essere considerato un loro diritto, l’ironia della storia diventa quasi irresistibile. Da una parte abbiamo un uomo con le stellette che vorrebbe rimettere in discussione conquiste raggiunte dopo decenni di sofferenze. Dall’altra una donna senza uniforme che quelle conquiste ha contribuito a renderle possibili.
Allora sì, possiamo dirlo con un sorriso, ma senza leggerezza…generale Vannacci, sull’attenti.
Passa Emma Bonino.
Passa una donna minuta che ha affrontato governi, tribunali, pregiudizi, poteri religiosi e convenienze politiche. Una donna che non ha mai avuto bisogno di esibire i muscoli, perché possedeva qualcosa di più difficile da allenare: la coscienza.
Vannacci sogna forse un mondo riportato all’ordine. Emma Bonino ha lavorato tutta la vita affinché nessun ordine potesse essere imposto sulla pelle e sulla libertà degli altri.
Questa non vuole essere una cronologia della sua carriera. Gli incarichi, i ministeri e i seggi parlamentari li ricorderanno le biografie. Io voglio ricordare soprattutto la donna che, davanti a un’ingiustizia, non si domandava se fosse conveniente intervenire. Si domandava se fosse giusto tacere.
E quasi sempre decideva di non tacere.
Oggi salutiamo Emma Bonino con dolore, ma senza retorica. La salutiamo sapendo che le battaglie da lei combattute non sono concluse. Alcune conquiste che consideravamo definitive vengono nuovamente messe in discussione. Alcune libertà che sembravano solide tornano a essere descritte come concessioni revocabili.
Per questo la sua assenza pesa ancora di più.
Ci sono generali ricordati per le guerre vinte. Emma Bonino sarà ricordata per le libertà conquistate. Gli uni lasciano monumenti, confini e medaglie. Lei ci lascia diritti dei quali spesso ci accorgiamo soltanto quando qualcuno prova a sottrarceli.
Buon viaggio, Emma.
Riposo non so se sia la parola giusta per una come te. Ma almeno oggi possiamo concederti l’onore delle armi: non quelle che sparano, ma quelle che aprono le coscienze.
E se da qualche parte esiste davvero un posto riservato ai generali, facciano spazio.
Sta arrivando quella vera.

