di Raffaele Nocera
Operatore IEDD – Consulente tecnico e Perito esplosivista – Scrittore di thriller e autore di narrativa investigativa
Un nuovo omicidio scuote Napoli. A condurre le indagini è Pasquale Conticchio, cinquantacinque anni, Ispettore Capo disilluso ma profondamente umano. Conticchio è un investigatore unico nel suo genere: di origini marocchine ma cresciuto nel rigore e tra le storie del carcere di Poggioreale grazie al padre adottivo (un maresciallo della penitenziaria), possiede una rara comprensione per i vinti e un disprezzo totale per gli arroganti.
Il romanzo non è solo la cronaca di un’indagine, ma un viaggio nella psicologia di una città dove il crimine è vissuto come un “difetto d’organizzazione” e i cittadini tendono a recitare davanti alla divisa. Per contrastare questa naturale propensione al teatro dei sospettati, Conticchio usa l’arma dell’autoironia, fingendosi un poliziotto distratto e antiquato per indurre i colpevoli a sottovalutarlo.
Accompagnato dal giovane vice Tonino Imparato e dal suo unico vero confidente – uno Scarabeo scassato del ’90 chiamato “Caronte” – Conticchio si muove in una Napoli chiaroscurale. La sua indagine si nutre di elementi pop e tradizionali: la filosofia delle sfogliatelle (divise tra “ricce” e “frolle”), i numeri della Smorfia usati per catalogare gli indizi e un rapporto confidenziale e ironico con San Gennaro. Il Teatro dei Vivi e dei Morti introduce un antieroe straordinariamente empatico, un Maigret partenopeo che usa l’ironia per svelare le tragedie umane.
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