I Protagonisti del Summit

La scena catturata in questa immagine del romanzo Squadra San gennaro 01, sembra il frame cruciale di un moderno noir partenopeo, dove il silenzio delle parole scritte pesa più del rumore dei vicoli.

Ci troviamo nel cuore pulsante di Napoli, tra i panni stesi ad asciugare che tagliano il cielo e i palazzi storici dai muri scrostati dal tempo. È qui, sul basolato umido, che si consuma il consiglio di stato della camorra.

Al centro della discussione c’è lui, Don Antonio ‘o Guardiano. Fisico imponente, giacca bordeaux che stacca nettamente dal grigiore circostante e un sigaro stretto tra le dita. Non ha bisogno di urlare per farsi rispettare; la sua postura è quella di chi domina la scacchiera. Le sue parole gelano l’aria del vicolo: «Una guerra di strada è veleno… Le sirene non piacciono a nessuno». Don Antonio ragiona da manager del crimine, sa bene che i blindati della polizia e il caos fanno solo “piangere le casse”.

Alla sua destra, Mastriello (“Mastì”), l’uomo con l’abito grigio scuro a doppiopetto. Il suo volto è una maschera di tensione e preoccupazione. È stato lui a sollevare il problema, a temere la reazione violenta della piazza, ed è a lui che Don Antonio si rivolge direttamente per calmarne i bollenti spiriti.

Sulla sinistra, quasi a fare da barriera, c’è l’anziano consigliere con i capelli bianchi e gli occhiali da sole scuri. Ascolta immobile, impassibile, custode di segreti e di una vecchia scuola che preferisce l’ombra alla luce dei riflettori.

A chiudere il cerchio sulla destra, un altro capozona in giacca a quadri osserva Don Antonio con uno sguardo concentrato e parzialmente rassegnato. Sa che quando ‘o Guardiano parla di “bisturi” anziché di “scure”, significa che qualcuno sta per sparire nel silenzio, senza fare rumore, senza scatenare le stese che porterebbero l’esercito nei vicoli.

L’Atmosfera del Vicolo

Intorno a loro la vita del quartiere scorre in un contrasto surreale:

Una vecchia Vespa d’epoca è parcheggiata sul lato della strada.

Poco più in là, ai tavolini di un bar, la normalità apparente della gente che beve un caffè o suona un mandolino fa da scudo e da contrasto alla freddezza geometrica con cui i quattro uomini stanno decidendo il destino di un uomo, o forse dell’intero quartiere.

Dai balconi alti, alcune persone si sporgono a guardare, ma a debita distanza, sospese in quella legge non scritta del “vedere e non vedere”.

La strategia di Don Antonio è chiara: nessuna esibizione di forza bruta con i kalashnikov tra la gente, ma un colpo chirurgico. Il “cancro” Ciro verrà estirpato, e il vicolo continuerà a farsi gli affari propri sotto il sole di Napoli.

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