Don Mauro

Il sacerdote sgranò gli occhi, colto di sorpresa.   

Il respiro gli si fece più corto. Capì che negare sarebbe stato inutile. Guardò verso il crocifisso sopra l’altare, poi sospirò profondamente, come se si stesse liberando di un macigno.

«Venga nella sagrestia», sussurrò il prete.

La stanza sul retro era piccola, arredata solo con un tavolo di legno scuro, due sedie e un vecchio armadio per i paramenti sacri. Don Mauro si sedette, appoggiando i gomiti sul tavolo.

«Una sera di tre mesi fa…» cominciò il prete, lo sguardo perso nel vuoto. «Finita la messa, stavo chiudendo la chiesa. Maddalena era lì, in fondo, immobile. Piangeva così forte che tremava. La portai qui, in sagrestia, le diedi un bicchiere d’acqua. Era disperata, Ispettore. Una creatura spezzata.

Mi raccontò tutto quello che le era successo. Mi disse che aveva avuto una storia d’amore segreta con il titolare della palestra, Ignazio. Mi confessò che lui l’aveva messa incinta, che la favola era diventata un incubo. E poi… poi mi parlò dell’aborto. Della paura del giudizio, della fretta di far sparire l’errore. Io… io cercai di confortarla, ma si vedeva che si sentiva morire dentro.»

Conticchio ascoltava in silenzio, immobile come una statua, memorizzando ogni parola. Ma mentre il prete parlava, l’istinto del vecchio poliziotto, quell’antenna invisibile che si attivava davanti alle incongruenze, intercettò qualcosa che non tornava.

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